venerdì 11 settembre 2020

Pimpa, margherita e i modelli. Per non parlare di Mulan

 

Eccoci qua, dopo un'estate "liberatoria" (forse anche troppo!), ma, almeno per noi, qui nei monti, cauta. 

E, d'altra parte, anche positiva, produttiva e piena di natura, amici, famiglia. 

Questo blog non diventerà pubblico, ma mi farà piacere avere commenti e ritorni dagli amici a cui è rivolto. 

Aggiornamenti: una delle nostre poche calate a valle da qui è stata una presentazione veneziana del libro di Giulia Falcini, di cui al post precedente (OMG: ormai di maggio!), e un'altra, fantastica, per vedere la bellllllissima mostra di Lorenzo Passi. Chi non l'ha vista, è invitato ad andare, anche se con la Cina non ha molto a che fare. Lorenzo per noi vince sempre!

Quanto al libretto sul Covid, tradotto in tempo di record e che molti di voi hanno avuto da me, ha avuto un'accoglienza molto controversa: nel periodo del lockdown è stato giudicato rassicurante nella sua semplicità (quello era lo scopo), e quindi utile, ma, appena si sono aperte le gabbie è diventato oggetto di attacchi (uno solo, in realtà,  ma  ho sentito solo poche voci amiche in difesa, di cui sono molto grata), in quanto faceva riferimento al "Modello"cinese, e la cosa non piace a una certa parte della sinologia, che però non si capisce che cosa voglia, se non criticare tutti quelli che non sono i loro amici. Tengo a precisare che il "Modello" nel titolo non era presente nell'originale cinese, io non l'avevo tradotto, ma l'ha voluto inserire l'editore italiano per non dare adito a facili opposizioni. E' proprio vero che quando tiri in ballo la Cina, comunque ti muovi, sbagli. Il "contrismo" 反对主义 vige in ogni campo.

Gli interessati di Cina che mi seguono qui possono trovare due articoli che sono usciti questa estate - uno a luglio e uno oggi - di due argomenti diversi: uno sulla traduzione de La Traviata in cinese (un progetto che sto portando ancora avanti con la nostra cara Zheng Xiaoying, la Direttrice d'orchestra più amata del Mondo!!), e uno sul "Modello" (ahi ahi!) di donna nei testi classici Han, a partire da un capitolo del testo di Liu Xiang sulle donne esemplari, del 1 secondo d.C., diventato poi "modello" (ahi ahi 2) per tutti gli Annali dinastici e le Gazzette locali dei secoli a venire, fino agli anni 30 del ventesimo secolo. 

La questione dei "modelli" evidentemente mi rincorre, a partire da Lei Feng, mia vecchia passione, fino alla donna Hakka, e tra poco ne uscirà un altro, appunto, sull'utilizzo dei modelli nell'educazione delle donne. Ma questa è un'anticipazione riservata ;)

Un altro aggiornamento, del quale sono molto, molto fiera è l'uscita di un albo del "mio" modello rassicurante: La Pimpa vola in Cina! Un intero albo che Altan ha prodotto con stimoli fotografici e narrativi che gli ho fornito nel giro di qualche mese, periodo durante il quale ho avuto con lui scambi frequenti, mediati dalla sua valida collaboratrice margherita (notare il minuscolo!). Nell'Albo, che potete acquistare in edicola e in libreria, là dove la Pimpa sta, troverete i tulou (anche se lì non ci siamo capiti con lo spelling), i baozi, i draghi, i cani guardiano, e, ancora una volta, la nostra cara Zheng Xiaoying, che dentro a un tulou dirige un'orchestra dei dodici animali dello zodiaco cinese (dove il gatto non c'è, e se leggerete l'albo scoprirete perchè!).

Per oggi è tutto.


Se vi ha fatto piacere leggere queste righe, e vorrete leggere gli articoli di cui vi mando il link e darmi un vostro riscontro (anche critiche, ma non "contriste", e nemmeno "contrite". Restiamo sereni...!) vi stimerò ancora di più di quanto non lo faccia ora!

- Una Revisione della Traduzione de "La Traviata" di Verdi in cinese: Questioni linguistiche e metodologiche    DOI Code: 10.1285/i22390359v35p247  

- Women on the Threshold in the First Chapter of Liu Xiang’s Lienü Zhuan: The Gendered Concepts of Nei 内/Wai 外 and the Way of Women (Fu Dao 婦道)  

 

 

Un saluto caro, 

stay safe!


Sabrina



 

 

 



domenica 3 maggio 2020

Il 女书, la scrittura femminile




Il libro  Il nüshu - La scittura che diede voce alle donne, di Giulia Falcini, edito da CSA Editrice, presenta una Cina diversa e poco conosciuta. C'è molto cuore in questo libro, ma ci sono anche tante informazioni dirette che ci portano direttamente in un villaggio dello Hunan, nel Sud-Ovest della Cina.
Si tratta di una semplificazione della scrittura cinese che fino a qualche anno fa veniva ritenuta "segreta", condivisa solo da donne ed era stata interpretata come espressione di "mondo femminile parallelo", reminescente di chissà quale società matriarcale. Ma, ora si sa, il segreto era ben noto anche al mondo maschile, che però non era interessato alle parole delle donne, motivo per cui non è stato preso in considerazione dalla storiografia ufficiale. 
Il termine nüshu che di solito non viene tradotto qui viene nominato "scrittura femminile", come se la scrittura avesse un genere, come se esistesse una "scrittura  maschile" a cui fa da contrappunto. Falcini traduce dall'originale i canti tramandati dalle donne in quella forma grafica, trascritti non solo su carta - solo per le produzioni più preziose- ma soprattutto sugli oggetti di tutti i giorni ai quali le donne attendevano come custodi privilegiate: cinture, cappelli, scarpe, abiti. Quei canti ancora oggi vengono eseguiti coralmente dalle donne non nello stile urlato che caratterizza le canzoni delle donne Hakka, bensì sussurrati negli spazi predisposti all'interno della casa, o della "Torre dei canti seduti", un edificio che ospita le donne del villaggio per un'istruzione collettiva, tutta femminile prima del matrimonio di una di esse. 
Giulia si avvicina con grande empatia a questa cultura, diffusa in una comunità di contadini della minoranza etnica Yao, una popolazione di migranti interni di più di 1000 anni fa, che, come quasi tutti i popoli cinesi, nel corso della storia hanno alternato stanzialità a nomadismi forzati.
Una comunità di persone che attraverso le pagine del libro prendono forma, con nomi e cognomi, che molti lettori italiani spesso rinunciano persino a tentare di pronunciare, vista la difficoltà di memorizzazione di suoni così "altri", ma che qui assumono una concretezza che porta il lettore a conoscerne anche il volto, grazie alle numerose fotografie di cui il libro è generoso.
Attraverso questa lettura impariamo a conoscere le giovani donne e le donne anziane, le studiose e le donne di potere, le artiste, le maestre e i giovani allievi che popolano questa piccola comunità, questo angolo di Cina che è Pumei, o Puwei, il villaggio di Jiangyong dove si è svolto il lavoro sul campo dell'autrice negli ultimi anni. Il villaggio è il nucleo fondante della civiltà cinese; senza conoscere il villaggio e le dinamiche che lo regolano, non possiamo conoscere Xi Jinping e le regole della globalizzazione. Partiamo dalla scrittura nüshu per conoscere questa comunità, i suoi rituali e le loro trasformazioni,  gli oggetti e le testimonianze di una cultura viva, che si interroga sulla trasmissione di un'eredità di saperi e la ridefinizione continua di reti sociali.
Le relazioni tra laotong, "la mia simile, per sempre": una compagna giurata per tutta la vita, con la quale condividere spazi riservati di intimità e di reciproche confessioni, canale di sfogo per le frustrazioni di essere donna, soggetto invisibile in una società rurale tradizionale dove le donne non avevano voce. A partire dagli anni ottanta alcune studiose hanno notato come in queste zone i suicidi femminile fossero molto più limitati che in altre zone della Cina rurale. Il fenomeno del nüshu ha cessato di essere parte integrante della società locale nel momento in cui le donne hanno cominciato ad avere accesso all'istruzione, con la fondazione della Repubblica Popolare di Mao Zedong, nel 1949, ma rivive oggi, in questo paso-doble di commercializzazione e valorizzazione delle tradizioni popolari che la Cina sta vivendo, ma anche un viaggio nella memoria collettiva delle donne di quelle campagne che fino a 40 anni fa erano la spinta creativa della Cina e che oggi, forse, lo sono di nuovo.

Questi appunti sono stati pubblicati su Il Manifesto del 3 Maggio 2020.
https://ilmanifesto.it/cina-la-scrittura-che-diede-voce-alle-donne/

giovedì 9 aprile 2020

Volume sulla prevenzione da Covid 19: il modello cinese



Il manuale per affrontare il Covid 19 del dott. Zhang.
Cari lettori del mio blog, 
oggi vi si omaggia del mio ultimo lavoro di traduzione, un manuale di istruzioni sulla prevenzione dell'infezione Covid-19. 
Pubblicato in tempo di record ("pensato" il 6 marzo, uscito oggi, 9 aprile!), mi rendo conto di quanta acqua sia passata sotto questi ponti. 

L'idea era quella di attingere informazioni importanti da chi aveva già vissuto questa brutta esperienza, e il prof. Zhang è sicuramente una delle figure che oggi in Cina gode di maggiore fiducia tra il renmin, il popolo. 

Per chi di voi conosce un po' il mio mondo cinese, Zhang ha avuto un endorsement da vari amici fidati, tra cui Maomei e fratellone, e tutti i prof Hakka del Fujian, anche dal prof Lan di Xiamen, le mie amiche delle campagne Hakka - molte contadine ne avevano sentito parlare e lo ammirano - vari amiche del Confucio (ovvio, direte voi, visto che la curatrice, la prof. Xu, è la direttrice dell'Istituto confucio bolognese!), ma anche la cara Geng Lu e altre persone del minjian, la base attiva del maha popolo cinese. 
Quindi, buona lettura e buono studio. 

Questo libro è fatto pensando anche a persone che non sono abituate a leggere, ossia abbiamo voluto progettarlo, diciamo così, reader frendly: caratteri grandi, interlinea ampia, concetti evidenziati per non perdersi in mille informazioni, spesso inutili. Anche le ripetizioni, si sa, servono, quindi ho voluto lasciare i richiami interni, che di fatto riportano alla mente informazioni già acquisite ma non necessariamente incamerate.
Ecco, le info non sono molte, ma sono precise e sicure. 
Quando abbiamo iniziato, la Xu, io, ma anche il direttore della casa editrice, la Bononia University Press, eravamo in panico: l'Italia non aveva chiuso niente, la gente era a fare le scampagnate al mare, in montagna, a prendere aperitivi e ballare in rave selvaggi; gli amici cinesi o stavano in casa - chiudendo bar, ristoranti, negozi, oppure tornavano in Cina, se riuscivano, vestiti di tutto punto, come la nostra lettrice volontaria, Fang laoshi. Lei, di Wuhan, è tornata in Cina appena ha potuto, in tuta di protezione, guanti e mascherina, e ha fatto 20 giorni di quarantena in un albergo, stanza singola, da cui scrive un blog quasi quotidiano. 
Gli amici cinesi mi mandavano messaggi tutti i giorni chiedendo come stavo e raccomandandomi di non uscire, di mettere le maschere e guanti, ma soprattutto, NON uscire!
Poi qui abbiamo avuto dei numeri spaventosi, di morti, contagiati, tutte notizie che arrivavano in Cina e tutti i cinesi che ho incontrato lungo il cammino di quasi 30 anni di Cina mi scrivevano chiedendomi perchè?
Qui ci dicevano che le mascherine non servivano e qualcuno era ancora convinto che fosse poco più di un'influenza, ma là sapevano bene che non lo era. Se lo fosse stato, perchè mai Xi dada avrebbe chiuso una città di 15 milioni di abitanti a ridosso delle feste di Capodanno?? Non ci volevano numeri o comunicati ufficiali per capirlo. Ma qui no, si stava a discutere. Adesso, alcuni medici che sostenevano che fosse poco più di un'influenza sono stati rimossi, alcuni indagati; quelli che dicevano che bisognava indossare le mascherine, almeno negli ospedali, erano stati rimossi e ora sono stati riabilitati... un po' come il povero Dott. Li Wenliang, detto "il fischiatore", che all'ospedale di Wuhan a metà gennaio aveva dato l'allarme, avvertendo che c'era qualcosa di grosso in arrivo. Non
creduto, era stato rimosso, costretto a fare autocritica, poi riabilitato, tornato in corsia, ha preso il Covid ed è morto! In Cina è diventato il simbolo del medico eroe - celebrato anche a livello governativo, che ha ammesso che la sua posizione fosse giusta. In Italia era il simbolo della dittatura cinese che mette a tacere le voci della verità. Quante voci di verità sono state messe a tacere in questo occidente pretenzioso. E nessuno si è mai scusato.

Questo libro viene distribuito gratuitamente, libero da copyright. 

Vi prego di inoltrarlo a quante più persone vorrete e spero che sia di aiuto. 
Come ha detto la prof Xu, "少一个人被转染就是救多一个人,救一个人就是拯救了一个世界". (Se anche ci sarà solo una persona in meno che avrà contratto il virus, vuol dire che si sarà salvata una persona in più; la salvezza di una sola persona è la salvezza del mondo intero"

sabato 21 marzo 2020

Chi sono gli amici, chi sono i nemici



21 marzo



No, non è il primo giorno di primavera. 
Il primo giorno di primavera era ieri.






   





1. Telemedicina

 Il prof. Lan, docente di antropologia all’Università di Xiamen, mi manda un link, un programma WeChat, ma anche un sito, che si fa chiamare WeDoctor. Lo slogan è WeDoctor We Care.

https://promo.guahao.com/en/global/pneumonia

Si tratta di un servizio di consulenza di telemedicina, gratuito, voluto dal governo cinese, per la comunità mondiale, in varie lingue, in cui medici volontari (che di solito in Cina sono pagati) rispondono a domande, dubbi, problemi sul Covid-19, quelle domande che tutti ci stiamo ponendo, e a cui, nella cacofonia dell’informazione chiassosa dei media, nessuno risponde. Lo staff  medico viene presentato con la foto, il nome e la carica. Nella sezione di ciascuno viene visualizzato un contatore che mostra il numero di consulenze praticate in questo programma. Sono medici donne, uomini, sorridenti, dalle facce rassicuranti. Giovani, come giovane è la forza lavoro attiva in Cina.
La sezione sulle misure protettive mette in primo piano un manuale per la prevenzione, da scaricare gratuitamente. Al momento mi dice che è stato scaricato 34.922 volte. Si sa che i numeri in Cina sono sempre alti, fanno sempre un po’ impressione, per chi non ci è abituato. Una sezione mette a disposizione la consulenza di medici famosi (il termine “famosi” è leggermente sopra le righe, qui) di TCM, per chi non lo sapesse, medicina tradizionale cinese. Perché tutto si integra. Non si divide, ma si unisce. C’è poi la possibilità di accedere a  uno sportello psicologico e anche di richiedere un test RNA (non ancora attivo).
Numeri: i numeri dei casi nel mondo, grafici delle curve di contagio, distinto tra Cina e mondo, e, nel mondo, di paese in paese. Per una volta tanto, siamo al primo posto: Italy: newly confirmed 5986, confirmed 47021, con 4032 decessi e 5129 guarigioni. Siamo seguiti solo dalla Spagna. Proseguendo, le FAQ delle consulenze, domande e risposte (Q&A) e domande tipo quante volte dobbiamo cambiare la maschera? 37° si considera febbre?
Stamattina la barista sotto casa, cinese, che ha chiuso il bar parecchi giorni prima degli altri e posta minivideo delle sue lunghe biciclettate sulla cyclette in salotto, con cappello di paglia e margherita sull’orecchio, ha messo su WeChat un altro programma, “Ambulatorio di consulenza per i cinesi in Italia”. In cinese, si compila un modulo con nome e cognome, età, numero di cellulare, città, i sintomi, la temperatura corporea, il tempo di insorgenza dei sintomi, le medicine assunte, se e quando si ha già consultato un medico in Italia,  se si è in ospedale o a casa, e la propria associazione territoriale di riferimento.
Questo servizio viene organizzato da medici volontari del Zhejiang, la provincia da cui proviene la maggior parte dei cinesi in Italia.

Ecco, a me pare che queste due iniziative dimostrino due cose. Da una parte, come possiamo utilizzare la tecnologia in modo intelligente. Dall’altra, potrebbe essere un utile suggerimento per coloro che ci dovrebbero tutelare, su come rassicurare le persone senza urlare nelle orecchie, sempre più forte: STATE TRANQUILLI!

Allora, mi viene da pensare: “Chi sono i nostri amici? Chi sono i nostri nemici! E’ questa la domanda che dobbiamo porci a monte di tutto”


2. Mascherine
Oggi mi è arrivata l’ennesima offerta di mascherine dalla Cina. Da Dudu, una studentessa che si è laureata su una tesi di traduzione in cinese di gialli di autori bolognesi. Da quando si è diffusa la notizia che in Italia il contagio ha un andamento più veloce di quello cinese – e ieri abbiamo anche superato il numero dei morti – gli amici hanno dimostrato una vicinanza inaspettata.
Liu, di Pechino, l’ho conosciuta due anni fa. Era il mio primo giorno nella stanza 41 al Fuyulou, a Hongkeng. Quarto piano di un tulou in campagna. Una delle poche stanze col bagno. Sarei rimasta lì un po’, sarei diventata parte della famiglia Lin e avrei convissuto con loro e nascite e le morti di famiglia. Ma allora, ancora, non lo sapevo.
Liu era una turista di passaggio, nella 42, senza bagno. Un putonghua impeccabile, per me rassicurante, dopo un lunghissimo viaggio in un Sud scanzonato e melodico.
Abbiamo bevuto un tè insieme, mi ha detto sono Assistant Professor all’Università di giurisprudenza di Pechino, se capiti a Pechino, chiamami, intanto ci scambiamo WeChat.
Certo, dico. Sarebbe stata una dei tanti. Il giorno dopo parte prima che il mio jetlag mi permetta di salutarla.
Dopo due anni mi scrive su quel WeChat dove ho seguito i suoi fiori, i laghetti incantati e ponticelli a mezzaluna, e dove ci siamo scambiati auguri per l’anno del cane e del topo e mi dice ti mando delle mascherine. Un amico le produce al Sud, me le faccio spedire e te le mando con DHL. Commossa, sarebbe stata la prima offerta di mascherine da amici di lunga data o conosciuti anche solo 10 minuti in una Cina piccolissima, ma allora ancora non lo sapevo.
Te ne mando 240 in 3 pacchi diversi, altrimenti alla dogana fanno storie. Ero fuori di me dalla gioia, pensavo a quanti famigliari e amici qui avrei potuto fornire di mascherine, io ne ho qualcuna, mi bastano, non vado fuori, ma ci sono quelli che ancora vanno a lavorare, in autobus, a piedi, in ufficio, in aula...
Poi, il lunedì un altro messaggio, con la faccina in lacrime: le mascherine, pur essendo N95 di qualità, non hanno il marchio CE, non si possono spedire in Europa, DHL non le accetta. Sconforto. Le dico non importa, grazie comunque. Ricorderò questo gesto. Quelle mascherine dopo 3 giorni arrivano in America, a un’altra persona, grata e felice.
Poi mi arrivano altre offerte e io ogni volta dico no grazie, ce le ho. Non voglio accettare per non mettere in moto quel mafan a cui è andata incontro Liu. Ogni giorno me ne arrivano almeno due e io cerco di rassicurare, rifiuto gentilmente. Poi mi arriva una foto da Hong Kong. Un amico regista mi ha fatto spedire un pacco di mascherine, quante, non so, marchio CE, non so, comunque sono in viaggio con Fedex, forse arriveranno.

giovedì 19 marzo 2020

Epidemic-epitome

Bologna, March 19th 2020. In Italy, Father's Day. (Dedicated to my loving and deeply missed daddy)


I now realize a long time has passed since my last post. "Time frys" as they say.

Now the epidemy has hit our beautiful Europe. We are coping with it, and in some ways the same trends of coping we saw in China took shape also in the so-called West: denial-fear-adaptation. The same is happening in other more "Western" countries. Human being is a big collective differentiated unit.

This social separation we are experiencing in this period is really "scar(r)y", it will leave deep scars in our societies.
The last three generations (or a big part of individuals belonging to the post-WW2 generation) have been living celebrating a global unity, pursuing the ideal of socializing, sharing, mixing, with no fear, and,  though keeping a deep trust in science, leaving a door open to other ways of enquiring reality.
My great-grandmother's and my grandmother's generation were raised in fear: fear of the unknown, of the unvisible, fear of the other, dependence on "those who know"– the scientists – fear of death. Death  from desease: my great-grandmother's mother died of Spanish flu when she was 14 and she had to raise 5 siblings by herself; death from war: my mother was born under a WW2 bomb raid, in an underground shelter. From my mother's generation onword, we all thought we were "the Untouchables", that science can defy desease, democracy can defy war and nothing can stop us. Our feeling of power allowed us to set no limits to the exploitation of nature.
Now it is unimaginable for us to see the rebirth of new boundaries, new fears; once again the invisible has come to threaten us, we feel we are losing power. 
The human species at birth is powerless and unprotected. The protection of babies which runs through the arms of an individual - the mother or any other caretaker - is the first cultural transmission the human being encounters in the course of life. It teaches us how to survive. We survive because we act culture.
When all this will be over, our culture will have deeply changed: maybe just our gestures (no kissing, no hand-shaking, but a healthier "namaste" or a new elbow-touching or foot-shanking, who knows), or our bodies (a bit fatter, probably, from  lack of exercise  in our small abodes),  or maybe a profound re-set of our position in society and in Nature. As well as a new political vision of the state, probably. 
In these days our bodies and minds are collectively struggling to build a new culture. This is a transition period and it will be hard, as usually transition periods are. Let's live it in peace, serenity, with the resources we have developed during our lucky generations: sharing, mixing, with no fear and with open hearts.



domenica 9 febbraio 2020



In questo primo post voglio condividere l'intervista che mi ha fatto l'amico Nicola Bottani per il Corriere del ticino sulla situazione che si è venuta a creare in Cina in questo inizio di anno del Topo.
La creatività ai tempi del coronavirus

Inizio







Questa foto  da 3 anni mi accompagna in tutti i miei incontri, simbolo dell'approccio "camminante" della ricerca.
Questo blog è una continuazione, un cambiamento. 
Obiettivo è condividere  riflessioni sulla Cina di carattere culturale, sociale, musicale, pop, rock, poetico, narrativo, personale. 
Appunti di Cina sono le note di inchiesta sul campo che quotidianamente si accumulano sul taccuino. Una ricerca continua che da 25 anni sto conducendo nei ....campi della Cina.



Pimpa, margherita e i modelli. Per non parlare di Mulan

  Eccoci qua, dopo un'estate "liberatoria" (forse anche troppo!), ma, almeno per noi, qui nei monti, cauta.  E, d'altra pa...