21 marzo
No, non è il primo giorno di primavera.
Il primo giorno di primavera era ieri.
1. Telemedicina
Il prof. Lan, docente di antropologia all’Università di Xiamen, mi manda un link, un programma WeChat, ma anche un sito, che si fa chiamare WeDoctor. Lo slogan è WeDoctor We Care.
https://promo.guahao.com/en/global/pneumonia
Si tratta di un servizio di consulenza di telemedicina, gratuito, voluto dal governo cinese, per la comunità mondiale, in varie lingue, in cui medici volontari (che di solito in Cina sono pagati) rispondono a domande, dubbi, problemi sul Covid-19, quelle domande che tutti ci stiamo ponendo, e a cui, nella cacofonia dell’informazione chiassosa dei media, nessuno risponde. Lo staff medico viene presentato con la foto, il nome e la carica. Nella sezione di ciascuno viene visualizzato un contatore che mostra il numero di consulenze praticate in questo programma. Sono medici donne, uomini, sorridenti, dalle facce rassicuranti. Giovani, come giovane è la forza lavoro attiva in Cina.
La sezione sulle misure protettive mette in primo piano un manuale per la prevenzione, da scaricare gratuitamente. Al momento mi dice che è stato scaricato 34.922 volte. Si sa che i numeri in Cina sono sempre alti, fanno sempre un po’ impressione, per chi non ci è abituato. Una sezione mette a disposizione la consulenza di medici famosi (il termine “famosi” è leggermente sopra le righe, qui) di TCM, per chi non lo sapesse, medicina tradizionale cinese. Perché tutto si integra. Non si divide, ma si unisce. C’è poi la possibilità di accedere a uno sportello psicologico e anche di richiedere un test RNA (non ancora attivo).
Numeri: i numeri dei casi nel mondo, grafici delle curve di contagio, distinto tra Cina e mondo, e, nel mondo, di paese in paese. Per una volta tanto, siamo al primo posto: Italy: newly confirmed 5986, confirmed 47021, con 4032 decessi e 5129 guarigioni. Siamo seguiti solo dalla Spagna. Proseguendo, le FAQ delle consulenze, domande e risposte (Q&A) e domande tipo quante volte dobbiamo cambiare la maschera? 37° si considera febbre?
Stamattina la barista sotto casa, cinese, che ha chiuso il bar parecchi giorni prima degli altri e posta minivideo delle sue lunghe biciclettate sulla cyclette in salotto, con cappello di paglia e margherita sull’orecchio, ha messo su WeChat un altro programma, “Ambulatorio di consulenza per i cinesi in Italia”. In cinese, si compila un modulo con nome e cognome, età, numero di cellulare, città, i sintomi, la temperatura corporea, il tempo di insorgenza dei sintomi, le medicine assunte, se e quando si ha già consultato un medico in Italia, se si è in ospedale o a casa, e la propria associazione territoriale di riferimento.
Questo servizio viene organizzato da medici volontari del Zhejiang, la provincia da cui proviene la maggior parte dei cinesi in Italia.
Ecco, a me pare che queste due iniziative dimostrino due cose. Da una parte, come possiamo utilizzare la tecnologia in modo intelligente. Dall’altra, potrebbe essere un utile suggerimento per coloro che ci dovrebbero tutelare, su come rassicurare le persone senza urlare nelle orecchie, sempre più forte: STATE TRANQUILLI!
Allora, mi viene da pensare: “Chi sono i nostri amici? Chi sono i nostri nemici! E’ questa la domanda che dobbiamo porci a monte di tutto”
2. Mascherine
Oggi mi è arrivata l’ennesima offerta di mascherine dalla Cina. Da Dudu, una studentessa che si è laureata su una tesi di traduzione in cinese di gialli di autori bolognesi. Da quando si è diffusa la notizia che in Italia il contagio ha un andamento più veloce di quello cinese – e ieri abbiamo anche superato il numero dei morti – gli amici hanno dimostrato una vicinanza inaspettata.
Liu, di Pechino, l’ho conosciuta due anni fa. Era il mio primo giorno nella stanza 41 al Fuyulou, a Hongkeng. Quarto piano di un tulou in campagna. Una delle poche stanze col bagno. Sarei rimasta lì un po’, sarei diventata parte della famiglia Lin e avrei convissuto con loro e nascite e le morti di famiglia. Ma allora, ancora, non lo sapevo.
Liu era una turista di passaggio, nella 42, senza bagno. Un putonghua impeccabile, per me rassicurante, dopo un lunghissimo viaggio in un Sud scanzonato e melodico.
Abbiamo bevuto un tè insieme, mi ha detto sono Assistant Professor all’Università di giurisprudenza di Pechino, se capiti a Pechino, chiamami, intanto ci scambiamo WeChat.
Certo, dico. Sarebbe stata una dei tanti. Il giorno dopo parte prima che il mio jetlag mi permetta di salutarla.
Dopo due anni mi scrive su quel WeChat dove ho seguito i suoi fiori, i laghetti incantati e ponticelli a mezzaluna, e dove ci siamo scambiati auguri per l’anno del cane e del topo e mi dice ti mando delle mascherine. Un amico le produce al Sud, me le faccio spedire e te le mando con DHL. Commossa, sarebbe stata la prima offerta di mascherine da amici di lunga data o conosciuti anche solo 10 minuti in una Cina piccolissima, ma allora ancora non lo sapevo.
Te ne mando 240 in 3 pacchi diversi, altrimenti alla dogana fanno storie. Ero fuori di me dalla gioia, pensavo a quanti famigliari e amici qui avrei potuto fornire di mascherine, io ne ho qualcuna, mi bastano, non vado fuori, ma ci sono quelli che ancora vanno a lavorare, in autobus, a piedi, in ufficio, in aula...
Poi, il lunedì un altro messaggio, con la faccina in lacrime: le mascherine, pur essendo N95 di qualità, non hanno il marchio CE, non si possono spedire in Europa, DHL non le accetta. Sconforto. Le dico non importa, grazie comunque. Ricorderò questo gesto. Quelle mascherine dopo 3 giorni arrivano in America, a un’altra persona, grata e felice.
Poi mi arrivano altre offerte e io ogni volta dico no grazie, ce le ho. Non voglio accettare per non mettere in moto quel mafan a cui è andata incontro Liu. Ogni giorno me ne arrivano almeno due e io cerco di rassicurare, rifiuto gentilmente. Poi mi arriva una foto da Hong Kong. Un amico regista mi ha fatto spedire un pacco di mascherine, quante, non so, marchio CE, non so, comunque sono in viaggio con Fedex, forse arriveranno.
